Dipendenza affettiva

Affrontare una vita senza stress?

Si, si può. Nonostante la nostra società ci impone ritmi sempre più consistenti, nonostante siamo invasi dalla frenesia che contraddistingue le nostre vite, nonostante l'essere circondati da persone che pretendono sempre il meglio di noi è possibile uscire da questa sorta di dipendenza che la quotidianità spesso ci porta.



Ma cos'è lo stress? E come riconoscerlo?

Lo stress è associato ad uno stato di malessere che si manifesta con reazioni fisiche e psicologiche importanti: ansia, irrequietezza, depressione, paura, disinteresse emotivo, perdita di sicurezza in se stessi, incapacità di rilassamento, problemi gastrointestinali, fino all' ulcera (nei casi più gravi), Esso rappresenta il nostro modo di essere e di reagire nei confronti degli eventi che dobbiamo affrontare.



Come fare? Ecco alcune semplici soluzioni:

Per uscire dallo stress occorre innanzitutto diagnosticarlo attraverso il riconoscimento dei sintomi elencati precedentemente, successivamente occorre mettere in atto delle piccole strategie: l'evitare di essere eccessivamente ansiosi verso il domani ma concentrarsi sul presente, fare solo piccole cose alla volta in modo da guadagnare tempo senza diventare nervosi evitando così l'angoscia in caso di mancata realizzazione, prendersi del tempo per se stessi, dedicarsi a cose piacevoli da fare almeno 10 minuti al giorno tra cui: ascoltare musiche rilassanti, fare un bagno caldo, fare un po' di movimento (benissimo lo yoga o pratiche di meditazione). Inoltre l'evitare persone che portano negatività alla nostra vita, così come le situazioni problematiche, l'apportare piccole modifiche negli ambienti in cui si vive ci aiuta a proiettarci in un ottica di cambiamento positivo, andare a dormire sempre alla stessa ora, avere un atteggiamento ottimista di fronte alle diverse situazioni negative pensando che supereremo tali difficoltà senza problema, alleggerire gli impegni giornalieri in modo da concentrarsi solo sugli appuntamenti più importanti che non possono essere rimandati, sono importanti attività che possono contribuire ad un miglioramento della nostra vita alleviandoci la giornata e rendendoci più sereni.



Fonti:

  • Mirella M., Grillo P.” Dinamica automotivante. Ovvero come affrontare bene la vita”. Franco Angeli, Milano. 2000
  • Gian Maria Zappelli. “Vincere lo stress” . Gruppo 24 ore. Torini, 2011

 

Risultati immagini per fobia scolare

Cosa si intende per fobia scolare?

Si tratta di un disturbo d' ansia, paura, angoscia che si manifesta principalmente nei bambini; in particolare nel recarsi e restare a scuola. Questi sintomi sono spesso talmente forti e consolidati, da compromettere in modo significativo una regolare frequenza scolastica inducendo ad assenze ripetute croniche che, nel tempo, conducono ad un blocco della frequenza. Spesso questa paura può essere inserita nella tendenza del bambino ad aver paura che il genitore si possa ammalare, morire, partire e non tornare mentre l'individuo è a scuola.

Quali sono i sintomi principali? 

Nausea, vertigini, tremori, mal di testa, vomito, diarrea e crisi di pianto; che portano il bambino ad evitare contatti con la scuola sopratutto nei giorni in cui vi sono interrogazioni o verifiche.

 

Quali sono le cause principali?

 Il rapporto con la madre anch'essa sofferente da disturbo d'ansia la quale trasmette al figlio le sue preoccupazioni rafforzando in lui il comportamento evitante, l'atteggiamento della madre iper protettiva, con assenza di una figura maschile che impedisce lo sviluppo psicologico del bambino, ai ripetuti fallimenti scolastici del soggetto, alle difficoltà relazionali con i propri compagni di classe, dopo che si ha trascorso un periodo lungo lontano dalla scuola, la nascita di un fratellino o crisi del rapporto genitoriale, un trasloco.

Quali sono le conseguenze?

Questo sintomo può, nel tempo, compromettere significativamente la vita della persona bloccando il proprio sviluppo socio emotivo, le proprie relazioni intra ed extra familiari portando ad un abbassamento dell'autostima e una maggiore insicurezza in se stessi.

E' possibile risolvere tale problematica?

Si, in particolare e' indispensabile rivolgersi ad uno specialista che sia in grado di proporre un trattamento che miri a coinvolgere l'intera famiglia concentrandosi sulle problematicità che sono alla base dell'insorgenza di questo disturbo.  Con l'approccio strategico, l'eliminazione del sintomo avviene tramite una terapia indiretta (il colloquio e le modifiche comportamentali vengono effettuate solo con i genitori i quali dovranno rispondere a quelle prescrizioni che vengono impostate durante l'incontro e che saranno oggetto di verifiche nei successivi incontri).

Diventa perciò indispensabile un intervento con lo psicologo per comprendere meglio le cause e proporre una cura che permetta di far riscoprire ed acquisire in modo più efficace quelle strategie e risorse che già il bambino e il genitore possiedono al fine di utilizzarle in modo più efficace peri migliorarsi e migliorare la vita del proprio figlio. 

Mutismo selettivo

Questo disturbo è determinato dall’incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche pur riuscendo a colloquiare in altri contesti. La condizione interferisce negativamente con i risultati scolastici e con relazioni in altre aree. Bambini che soffrono di questa patologia spesso tendono a parlare in casa loro in presenza di familiari stretti, ma a volte capita che non si relazionino nemmeno con amici fidati o parenti di secondo grado.

 

E’ spesso accompagnato da un’elevata ansia sociale, timidezza, isolamento sociale e ritiro, tratti compulsivi, accessi di collera, o comportamenti lievemente oppositivi. Si sviluppa prima dei 5 anni e può non essere diagnosticato fino all’inizio della scuola dove si ha un aumento dell’interazione sociale e dei compiti prestabiliti (come leggere ad alta voce). Le cause di queste difficoltà sono da ricercarsi nella storia familiare connotata da un’eccessiva timidezza e da un’iperprotezione e da fattori genetici.

 

Con l'approccio strategico, l'eliminazione del sintomo avviene tramite una terapia indiretta (il colloquio e le modifiche comportamentali vengono effettuate solo con i genitori i quali dovranno rispondere a quelle prescrizioni che vengono impostati durante l'incontro e che saranno oggetto di verifiche nei successivi incontri).

 

Diventa perciò indispensabile un intervento con lo psicologo per comprendere meglio le cause ed impostare un trattamento efficace che permetta di far riacquisire quelle strategie e risorse che il bambino e il genitore già possiedono per utilizzarle al fine di migliorarsi e migliorare la vita dell'individuo.

Disturbo oppositivo provocatorio

Cosa si intende per disturbo oppositivo provocatorio?

E' un comportamento polemico/provocatorio o vendicativo che si manifesta da un’interazione con un individuo; caratterizzato da atteggiamenti di: sfida o rifiuto nel rispetto di regole, irrita deliberatamente gli altri, accusa le altre persone dei propri errori o cattivo comportamento.

Quali sono i sintomi principali?

Collera frequente, permalosità eccessiva, risentimento smisurato influenzando negativamente le relazioni con gli altri. 

Quali le cause?

Oostilità dei genitori, ill vivere in condizioni disagiate nelle quali si manifestano maltrattamenti o trascuratezza eccessiva, dalla presenza di più figure primarie con educazione molto rigida, incoerente.

 

Quando si manifesta?

Tende a svilupparsi durante l'età prescolare (prima degli 8 anni). 

Come è possibile risolvere tale problematica?

Attraverso uno specialista che sia in grado di evitare il formarsi di personalità antisociali con difficoltà di adattamento,  di controllo dei propri impulsi, abuso di sostanze, ansia e depressione. Occorre poi, valutare la frequenza e l’intensità di tali comportamenti per stabilire un trattamento efficace e stilare una diagnosi sufficientemente valida.

Con l'approccio strategico, l'eliminazione del sintomo avviene tramite una terapia indiretta (il colloquio e le modifiche comportamentali vengono effettuate solo con i genitori i quali dovranno rispondere a quelle prescrizioni che vengono impostati durante l'incontro e che saranno oggetto di verifiche nei successivi incontri).  

Ipocondria

Cosa si intende per ipocondria?

E' l'insieme di pensieri ossessivi connotati da una preoccupazione persistente riguardanti l'esistenza di una malattia importante che conduce, chi ne soffre, ad effettuare continui controlli medici in quanto ogni sintomo può essere da lui interpretato come un possibile segno della presenza di una patologia.

 Quali sono i sintomi principali?

Palpitazioni cardiache, problemi gastrointestinali che generano ansia e paura, nonché deliri ed allucinazioni.Spesso si sviluppa come conseguenza di un periodo eccessivamente stressante, alla mancanza di fiducia del soggetto verso il proprio medico curante.

Quali sono le cause principali?

Tra le cause principali oltre a quelle già citate, possono insediarsi condizioni genetiche (entrambi i genitori ipocondriaci), la presenza dei disturbi di personalità, trascuratezza del genitore appartenente al proprio sesso, perdita di autostima.

Come si manifesta? 

Con l'allontanarsi da tutto ciò che genera pericolo (ad esempio una malattia) e l'intensificazione di manifestazioni rassicuranti da parte di coloro che appartengono al proprio nucleo familiare o amicale. La fascia dei soggetti maggiormente coinvolti è compresa tra i 30 e 40 anni. Questo disturbo genera un peggioramento della qualità di vita dell'individuo associato spesso ad un'eccessiva ansia con difficoltà nel gestire ed organizzare le proprie abitudini nonché una perdita di relazioni ed interazioni con persone significative.

 E' possibile guarire?

Si, è possibile con un percorso che porta il soggetto a riprendere in mano la propria quotidianità con una maggiore autostima e più fiducia in se stessi. Diventa perciò indispensabile un intervento con lo psicologo per comprendere meglio le cause ed impostare un trattamento efficace che migliori la qualità di vita della persona.